Home Homepage OBL in campo per la diagnostica decentrata

OBL in campo per la diagnostica decentrata

di daniela

L’Ordine dei Biologi della lombardia ha dato il proprio patrocinio a “DIAGNOSTICA DECENTRATA – MODELLI ORGANIZZATIVI IN URGENZA E SUL TERRITORIO: SFIDE ED OPPORTUNITÀ”, convegno che si è svolto il 13 ottobre 2026 presso il Palacongressi Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Inserita nell’offerta formativa di SIBioC (Società italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio) la giornata di incontri ha avuto come Responsabile scientifica la Vicepresidente di OBL, la dottoressa Caterina Matinato.

Caterina Matinato - Vicepresidente Ordine Biologi Lombardia

Caterina Matinato – Vicepresidente Ordine Biologi Lombardia

Che cos’è la diagnostica decentrata

Per “Diagnostica di Medicina di laboratorio Decentrata” si intende qualsiasi attività analitica eseguita all’esterno dei locali del Laboratorio Clinico, su campioni biologici di origine umana a scopo diagnostico, generalmente da parte di operatori non inclusi nell’organico del Laboratorio Clinico. Essa prevede l’erogazione delle prestazioni di Medicina di Laboratorio attraverso l’utilizzo di dispositivi di Point of Care Testing (POCT). Si tratta di una pratica cruciale ed è un argomento “caldo” sia in ambito ospedaliero, sia in ambito territoriale. Per questo motivo, l’Ordine dei Biologi della Lombardia ha scelto di supportare e patrocinare la formazione e l’incontro tra gli specialisti del settore, promuoverne le sinergie e lavorare al fianco delle Società che se ne occupano.

Ecco spiegato il patrocinio che OBL ha dato al convegno, che si è concentrato sulle problematiche relative all’utilizzo della diagnostica decentrata in Urgenza e sul Territorio attraverso l’esperienza di chi ha già avuto modo di confrontarsi con questi modelli organizzativi. Sono stati affrontati argomenti gestionali e normativi, si è discusso di qualità e rischio clinico, ma anche di gestione dei sistemi POCT (Point of Care Testing) sul territorio, la nuova sfida diagnostica anche alla luce di quanto indicato nel DM 77/2022 che ridisegna l’assistenza sanitaria territoriale in Italia all’interno della Missione 6 del PNRR.

Aspetti normativi e modelli a confronto

La dottoressa Sabrina Buoro, Presidente SIBioC e Direttrice del Centro Regionale di Coordinamento della Medicina di Laboratorio, ha aperto il convegno parlando degli aspetti normativi nell’ottica di un percorso di qualità, accreditamento e gestione del rischio clinico. La diagnostica decentrata ha avuto un notevole sviluppo e sempre di più si presta ad essere una soluzione adottata dai laboratori per garantire l’offerta diagnostica anche in strutture lontane dal laboratorio. In questo scenario, la presenza di un quadro normativo ben strutturato è garanzia per l’utente di qualità nel percorso diagnostico anche quando espletato al di fuori dell’ambiente di laboratorio.

Platea attentissima quando sono stati posti a confronto i modelli organizzativi dei PS di Lovere (ASST Bergamo Est) e Vignola (AUSL Modena) e la gestione del Territorio con l’esperienza dell’Azienda USL Toscana Sud Est. Le sfide affrontate nell’organizzazione di una diagnostica basata sul modello decentrato all’interno del PS di Lovere sono state ampiamente raccontate sia dal punto di vista del Laboratorio – con le relazioni dei due POCT Manager Clinico (dr.ssa Francesca Nembrini) e Tecnico (Coordinatore TLSB Giovanni Tiraboschi) – sia dal punto di vista del clinico con l’intervento del Direttore dei PS dell’ASST Bergamo Est (Dr. Filippo Manelli) e della Direttrice del PS di Vignola (dr.ssa Claudia Cremonini).

In entrambe le realtà la sfida è stata quella di far accettare un modello organizzativo che ponesse in carico al personale infermieristico l’esecuzione di prestazioni diagnostiche con la supervisione costante del personale di laboratorio in grado di assicurare la qualità della prestazione e la formazione continua del personale infermieristico.

La relazione della dottoressa Marilena Fantacci, Direttrice del Laboratorio dell’Azienda USL Toscana Sud Est, è stata l’occasione per condividere la sua lunga esperienza maturata sulla gestione di un territorio molto vasto con la necessità di assicurare prestazioni diagnostiche che potessero raggiungere in modo capillare anche realtà poste in aree remote. Fra le soluzioni più interessanti il progetto di munire il personale operante sugli elicotteri del 118 di strumenti POCT palmari per l’esecuzione dell’emogasanalisi, una prestazione molto importante nella gestione del paziente critico.

Un momento dei lavori al convegno del 13 ottobre a Bergamo

Un momento dei lavori al convegno del 13 ottobre a Bergamo

Aspetti della diagnostica POCT di prossimità

Spazio anche ad alcuni aspetti specifici della diagnostica POCT di prossimità nella seconda parte della giornata. criticità della fase preanalitica, gestione del paziente in Patologia neonatale, problematiche della diagnostica microbiologica molecolare. La dottoressa Erica Rampoldi, Coordinatrice del Gruppo di Studio Diagnostica Decentrata SiBIOC, ha parlato di criticità in fase preanalitica uno degli aspetti di maggior impatto sulla qualità dell’intero processo di laboratorio, ponendo il focus sulla gestione del campione ematico nella diagnostica decentrata.

A seguire il dottor Roberto Bottino, pediatra in servizio presso la SC di Patologia Neonatale dell’ASST Bergamo Est, ha parlato delle peculiarità che si riscontrano quando ci si confronta con neonati critici, spesso nati pretermine e con peso ridotto, per i quali il prelievo anche di poche gocce di sangue rappresenta un problema serio. L’utilizzo di strumentazione POCT che consente di utilizzare il prelievo capillare, spesso rappresenta l’unica soluzione possibile.

La dottoressa Caterina Matinato, Direttrice della Medicina di Laboratorio dell’ASST Bergamo Est e Vicepresidente OBL, ha esposto le problematiche, le criticità e le opportunità che si riscontrano quando la diagnostica decentrata è calata nell’ambito microbiologico, in particolare per quando riguarda i test molecolari.

Conclusioni e prospettive

In chiusura si è discusso di centralizzazione della gestione dei dispositivi POCT attraverso l’utilizzo di piattaforme gestionali uniche (Middleware) su cui far convergere tutti gli strumenti. La possibilità di collegare tutti i dispositivi POCT ad un unico Middleware che consenta di gestirne le funzionalità a 360°, anche e soprattutto a distanza da parte del POCT Manager è una delle sfide più sentite da chi opera sul campo. Non è ancora stata trovata una soluzione percorribile, i problemi da affrontare sono diversi, ma la sfida è aperta e sicuramente ci si sta muovendo in quella direzione come raccontato dall’Ing. Marco Foracchia, responsabile SIA dell’AUSL Reggio Emilia e da Daniele Nigris POCT Manager dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine.

La giornata è stata davvero intensa: molte le domande dei professionisti presenti all’evento che hanno potuto ascoltare esperienze e soluzioni adottate da chi lavora sul campo da diversi anni e ha quindi maturato un bagaglio di conoscenza importante da condividere con i colleghi. Una lezione utile in ogni professione, ma ancora più preziosa quando si parla di Scienze della Vita.

Articoli correlati