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Lavorare nelle bioscienze? La risposta passa (anche) da Telegram

di daniela

Dalla ricerca sul melanoma alla tutela dei parchi, dai laboratori farmaceutici alla conservazione marina: non è detto che un’offerta di lavoro adatta a un biologo contenga la parola «biologo», senza contare quanto è difficile orientarsi tra annunci dispersi in decine di siti e definizioni variegate della professione a seconda della caratteristica più rilevante. Per mettere in fila le informazioni e, di conseguenza, le occasioni di lavoro nel settore il biologo e divulgatore scientifico Daniele Chignoli ha creato «Lavoro nelle Bioscienze», un canale Telegram gratuito dedicato a biologi, biotecnologi e altri laureati nelle Scienze della Vita.

Non promette impieghi, né scorciatoie ai colloqui. Fa qualcosa di più semplice ma altrettanto prezioso: seleziona ogni giorno gli annunci pertinenti, anche quando i profili cercati non sono esplicitamente quelli del biologo. Ricerca, diagnostica, industria biotech e farmaceutica, qualità, regolatorio, ambiente, agroalimentare, nutrizione e comunicazione scientifica: ciascuna offerta arriva con ruolo, datore di lavoro, sede e link per candidarsi. Un bot consente di filtrare per territorio e settore gli annunci degli ultimi 60 giorni. Certo, non garantisce che siano ancora tutti aperti quando ci arrivate, ma è un lavoro mastodontico che punta a colmare almeno in parte il cosiddetto “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro per una categoria davvero estesa.

Il canale è per biologi di ogni età, ma strizza l’occhio soprattutto a Millennials e GenZ, più abituati a smanettare tra app e bot e statisticamente più disorientati di fronte a un mondo del lavoro che può spalancare loro molte porte che nemmeno immaginano. L’idea di Chignoli, però, nasce ben prima di Telegram, da una domanda che un laureato in Biologia dovrebbe farsi prima, non dopo la laurea: Che cosa fa un biologo?

Dottor Chignoli, quando se l’è chiesto?

«Appena laureato e ovviamente non avevo le informazioni per ottenere la risposta: né alle superiori né, soprattutto, all’università avevo infatti ricevuto un orientamento adeguato alla professione».

Eppure Biologia l’aveva scelta. Per passione?

«Un po’ per esclusione, a dire il vero. Avevo la vaga sensazione che la materia mi piacesse: guardavo Superquark, mi interessavano piante e animali… Non me ne sono mai pentito, anzi… Ma non avevo chiaro che cosa avrei voluto fare».

Così ha imparato per tentativi.

«Ho lavorato nel controllo qualità microbiologico di un’azienda farmaceutica e poi come stabularista, cioè il tecnico che si occupa degli animali allevati per la ricerca. Erano lavori “da biologo”, ma non erano per me. Quando facevo lo stabularista prendevo le ferie per andare a fare l’animatore scientifico al Festival della Scienza di Genova. Era un indizio importante di quello che mi piaceva, perché ho capito che la divulgazione era la mia strada e oggi la esercito come libero professionista».

Da quella difficoltà personale come nasce un servizio per gli altri?

«All’inizio è nata la rubrica “Un lavoro da Biologo”, su BioPills. Intervisto chi svolge mestieri diversi dopo una laurea nelle scienze della vita e chiedo che cosa fa davvero, qual è la giornata tipo, quale formazione serve. Voglio che uno studente, anche senza conoscere quel lavoro, riesca a capire se potrebbe interessargli». Una mappa dei mestieri raccontati da chi li fa.

E quando arriva Telegram?

«Nei gruppi Facebook e Telegram dedicati ai biologi torna continuamente la domanda: “Che lavoro si può fare? C’è lavoro?”. Mi sono accorto che non si conoscono neppure i luoghi dove cercare le offerte. Sono sparse tra siti aziendali, università, portali… spesso non contengono nemmeno la parola “biologo”. Le agenzie di selezione, poi, lavorano per trovare candidati alle aziende, non per orientare chi cerca. Dunque, ho visto un bisogno e ho provato a soddisfarlo».

Perché proprio Telegram e non WhatsApp?

«Perché è più automatizzabile. Ho un bot che, una volta inserite le offerte, le distribuisce durante la giornata invece di pubblicarle tutte insieme. E consente di navigarle per regione e ambito, consultando anche quelle degli ultimi 60 giorni». Niente algoritmo che assume, quindi, ma una tecnologia utile a raccogliere e a organizzare le informazioni.

I biologi hanno anche un problema di riconoscimento?

«Siamo molto polivalenti e spesso siamo un passo prima delle applicazioni più visibili: facciamo ricerca che servirà ai medici, o studi che serviranno agli agronomi. C’è da esserne fieri, e spero che orientare i biologi in questo mare magnum di ruoli e opportunità ci aiuti a sviluppare maggiore consapevolezza e orgoglio professionale». Non basta, però, dire che un biologo può fare di tutto: «C’è anche il rischio opposto: possiamo fare mille cose, ma alla fine che cosa facciamo?». Questione di vocazione, certo, ma anche di stipendio.

Forse è proprio questo il merito dell’iniziativa del dottor Chignoli: non raccontare ai biologi che hanno in tasca una laurea buona per tutto, ma mostrare quanto lavoro, e quanti lavori, ci siano dietro quella parola. Una professione che attraversa salute, industria, ambiente, alimentazione, ricerca e divulgazione non dovrebbe essere costretta a definirsi per sottrazione, come ciò che non è. Né aspettare il primo impiego per scoprire che cosa potrebbe diventare.

Per accedere al canale Telegram «Lavoro nelle Bioscienze» clicca qui.

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