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Il Biologo nel terzo millennio

di Ufficio Stampa
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di Vincenzo D’Anna*

Di recente, a Roma, è stato sottoscritto, con l’Anci (Associazione dei Comuni Italiani), il protocollo d’intesa sulla creazione di una nuova figura professionale, il “Biologo di Comunità”; nel mentre, sempre nella Capitale, è stata presentata la neoversione, “munita” d’Intelligenza Artificiale, dell’Albero della Vita e delle opportunità. A Napoli invece, si è tenuto l’evento altamente innovativo sulla “Biologia nello spazio”, in collaborazione con l’Agenzia Italiana per lo Spazio.

Tutti e tre gli eventi immettono (e facilitano) il Biologo ad entrare in una nuova dimensione. L’Albero della Vita infatti lo rende edotto e consapevole di nuove strade da intraprendere, anche di quelle consuete ma spesso rimaste ignote ai nostri iscritti, mentre i due nuovi campi di azione – il Biologo di Comunità e la Biologia dello spazio – spalancano la professione a nuove future prospettive. Un futuro non molto lontano, come potrebbe sembrare, ma che può svilupparsi nel breve lasso di tempo di pochi lustri, assorbendo quel che resta dei nostri giovani ancora in cerca di un’occupazione stabile e soddisfacente.

Chi è chiamato a guidare una categoria così eclettica, a causa delle molteplici competenze professionali assegnate, e di recente aggiornate ed implementate, non può vivere adagiato sull’esistente, reggendo la coda di quel che è già noto, ma deve illuminare la strada per imboccare nuove vie e, al tempo stesso, indicare quelle già esistenti e poco utilizzate per carenza di informazione.

Ed è quest’ultimo aspetto, sia informativo che didattico, al quale è indirizzato l’Albero della Vita e delle opportunità. Al termine dei ben sessanta diversi indirizzi proposti per la scelta, l’interpellante troverà un breve filmato nel quale un esperto in quello specifico settore illustrerà i vantaggi e le opportunità e, quindi, le prospettive di lavoro di quello specifico indirizzo professionale.

Sono ancora tantissimi i giovani colleghi che ignorano quanto vasta sia la scelta da poter fare dopo essersi iscritti all’Albo ed ancora tanti quelli che potrebbero percorrere altre strade se quella originaria non offre loro risultati soddisfacenti. Per molti, troppi, anni la carenza di una consapevole ed avveduta capacità di scelta ha indirizzato una moltitudine di biologi verso approdi immediati e, al tempo stesso, in quanto tali, già inflazionati.

Abbiamo quattordicimila colleghi – circa il trenta per cento degli iscritti – che svolgono l’attività di biologi nutrizionisti, con redditi bassi, ancorché le statistiche ci dicano che siamo in aumento. Eppure esistono decine di altri ambiti di esercizio della professione, inesplorati o scarsamente scelti, che andrebbero indicati e sostenuti con un’adeguata formazione professionale!!

A questa opera di diversificazione delle scelte si deve aggiungere quella della ricerca di nuove potenziali opportunità. Il Biologo di Comunità, per capirci, è un importante percorso da seguire: esistono attualmente cinquemila e quattrocento enti locali, migliaia di enti collaterali, statali oppure privati, in campo sanitario oppure ambientale, che avrebbero tanto bisogno di questa nuova figura professionale.

In quali ambiti lavorativa eventualmente inserirla? E’ presto detto. Solo per indicarne alcuni, pensiamo ad esempio, al biomolecolare, al biotecnologico, al farmaceutico, al bioinformatico, al biorestauro, al genomico ed al marino. Negli enti locali un biologo può adempiere infatti a ben dieci diverse funzioni necessarie all’espletamento delle attività connesse all’ente, formando anche una rete di prevenzione e monitoraggio su vasta scala. Inserire il Biologo di Comunità nelle figure previste nelle piante organiche di enti pubblici o privati significa creare molte centinaia di posti di lavoro.

Con la medesima prospettiva guardiamo anche in alto, verso quello spazio siderale nel quale l’Umanità vuole trovare motivi di sfruttamento di risorse e di opportunità future. Ebbene, i primi dati raccolti sono eccezionali: in assenza di gravità i processi biologici accelerano, l’assenza della forza primordiale favorisce nuove tipologie di espressione dei nostri geni: proteine, enzimi, sostanze antibiotiche, crescita e sviluppo veloce di piantagioni, test farmacologici di efficacia su organoidi di tessuti umani, sono già realtà.

E chi, se non il Biologo, può destreggiarsi in questi campi nei quali la biologia mostra buone opportunità?

In questo grande crogiolo, fatto di velocità e di cambiamenti epocali che caratterizzano il terzo millennio, devono aumentare le certezze per una professione che, in fondo, da sempre guarda al futuro presidiando il crocevia delle speranze e delle attese.

*Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB)

 

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