MILANO (ITALPRESS) – Il modo di vivere l’attività fisica è molto cambiato negli ultimi anni: sempre di più la scelta di allenarsi è dettata da un desiderio di benessere generale, che comprende l’aspetto estetico, la performance sportiva, ma soprattutto la salute e la prevenzione. In Italia il numero di persone che svolgono attività fisica cresce senza sosta: secondo gli ultimi dati Istat, il 37,5% della popolazione italiana pratica sport. Tra i trend più significativi l’innalzamento dell’età media di chi si allena, con uomini e donne adulti e in molti casi anche over 60 e over 70: una fascia d’età che più che mai impone cautela e richiede preparazione.
“Nel 2026 il personal trainer non è più quella figura che si basa esclusivamente sull’aspetto estetico, ma una sentinella del benessere: questo avviene grazie agli studi che i ragazzi e le ragazze che intraprendono questa professione affrontano continuamente”, ha dichiarato Claudia Borelli, direttore tecnico di Issa Europe, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Ogni persona, afferma Borelli, è diversa dalle altre “e ha richieste specifiche: personalizzare, adattare e monitorare costantemente è fondamentale, un personal trainer deve essere in ascolto continuo a ciò che un cliente gli trasmette con il suo corpo e il suo comportamento; un buon personal trainer non farà mai ripetere un allenamento uguale all’altro allo stesso soggetto”. Il ruolo del personal trainer, in qualità di sentinella, diventa ancora più importante per gli over 60 e 70 “nell’indirizzare determinati gesti, movimenti, respirazioni e carichi a seconda del soggetto che ha davanti: ogni cosa va valutata e generata a seconda di quello che il corpo ci trasmette. Si dice che l’attività fisica sia come un farmaco: sia la somministrazione quotidiana sia l’igiene del movimento porta risultati, che esulano dal discorso estetico. L’attività fisica può aiutare ad annientare tutto quello che la sedentarietà ci porta, migliorando la quotidianità di ogni soggetto: l’autostima e la ricerca dell’essere bello avvicina le persone a un’attività, dopodiché oltre al bello si scopre che ciò è molto efficace. Mi piace pensare che noi siamo emozione: tutto quello che trasmettiamo e viviamo è frutto di perturbazioni ormonali che possiamo correggere e modulare con l’allenamento, quindi allenarsi con un professionista riesce a dare esiti positivi anche dal punto di vista del benessere psicofisico e sociale”.
Un ulteriore step, secondo Borelli, riguarda la necessità di “convincere una persona sedentaria a intraprendere un programma di allenamento: per favorire il coinvolgimento emotivo di chi non ha mai toccato la palestra con mano o l’ha fatto senza poi innamorarsi, la somministrazione di test molto semplici che ricalcano gesti quotidiani ci permette di evidenziare la quantità di forza che si sviluppa per poi andarsi ad allenare. Si diventa personal trainer studiando anche tecniche per affinare la sensibilità per avvicinarsi a queste persone, che spesso partono con un’idea estetica e glissano sul benessere: altrettanto importante è la capacità di gestire le emozioni, perché siccome non abbiamo a che fare con atleti ma con persone che vivono la quotidianità ci possono essere situazioni emotive da scaricare durante l’allenamento”.
La presidente di Issa Europe conclude con una riflessione che mette insieme presente e passato dell’attività fisica: “Il balzo in avanti è stato notevole, perché abbiamo inserito tanta scientificità e tanto studio, ma al contempo siamo tornati al passato perché la cultura si sposa con la capacità di eseguire determinati movimenti. La tecnologia che può raccogliere informazioni biometriche può essere molto utile purché ci sia un professionista che poi le sa interpretare, altrimenti lasciano il tempo che trovano: mettersi davanti a un monitor e mimare quello che fa un modello o una ricostruzione artificiale invece si distanzia molto dall’aspetto della personalizzazione”.
– Foto tratta da Medicina Top –
(ITALPRESS).
