Nella seduta del 13 ottobre 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il regolamento di modifica del DPR 5 giugno 2001, n. 328, portando a compimento l’iter di riforma del nostro ordinamento professionale avviato in attuazione della Legge 163/2021 sulle lauree abilitanti. Sul piano istituzionale, il lavoro portato avanti dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB) con i Ministeri e le Commissioni parlamentari competenti, ha portato a termine un disegno normativo lungo e articolato che rivede completamente l’assetto della categoria.
Perché si cambia
Se guardiamo alla sostanza del provvedimento, il motivo per cui questa riforma segna un passaggio fondamentale non sta tanto negli aspetti procedurali, quanto nel suo contenuto tecnico-ordinamentale. Dal 1967 (anno della legge istitutiva n. 396) e dalla prima stesura del DPR 328 del 2001 ad oggi, la biologia è cambiata radicalmente. Con la Legge Lorenzin (L. 3/2018) il Biologo ha trovato la sua naturale collocazione tra le professioni sanitarie, ma sul fronte delle competenze specifiche persisteva un evidente scollamento tra il testo regolamentare e la realtà lavorativa quotidiana. Molti ambiti in cui i biologi operano da decenni con piena responsabilità poggiavano finora su decreti ministeriali sparsi, linee guida, pareri del Consiglio Superiore di Sanità o sentenze dei tribunali amministrativi.
Con il nuovo regolamento, l’ordinamento recepisce e disciplina finalmente in modo organico tutti i moderni ambiti di esercizio della professione. La storica Sezione A dell’Albo viene infatti suddivisa in tre settori distinti, ciascuno con un perimetro chiaro di competenze attribuite.
I tre settori
Il primo settore è quello della Biologia generale e biomedica. Qui il regolamento mette nero su bianco competenze che negli ultimi vent’anni hanno trasformato i laboratori clinici e di ricerca. Oltre a consolidare l’inquadramento nelle analisi biologiche, biochimiche, microbiologiche, virologiche, genetiche e citogenetiche, il testo recepisce espressamente le attività biomolecolari, le scienze “omiche”, la genomica, la bioinformatica e il supporto alla medicina personalizzata e alle indagini farmacologiche e tossicologiche. Un passaggio cruciale riguarda inoltre la citologia, l’istologia, l’embriologia, le colture cellulari e la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): un ambito in cui i biologi reggono da sempre l’attività dei laboratori di fecondazione, ma che finora era richiamato solo dalle linee guida della Legge 40/2004 e che ora trova un inquadramento diretto nel regolamento professionale.
Il secondo settore è quello della Nutrizione, igiene e sicurezza degli alimenti. Si tratta di un riconoscimento atteso da tempo per migliaia di iscritti: l’area della nutrizione e della sicurezza alimentare ottiene uno specifico settore dell’Albo dedicato. La riforma consolida l’autonomia professionale nella valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici, nella sorveglianza nutrizionale e nell’elaborazione di regimi dietetici, oltre allo studio della biodisponibilità di nutrienti e integratori e all’educazione alimentare. Parallelamente, il settore inquadra in modo puntuale tutte le competenze legate all’igiene, alla qualità e alla sicurezza lungo la filiera alimentare, inclusa la sorveglianza sulle strutture e sui laboratori di preparazione, conservazione e distribuzione degli alimenti.
Il terzo settore è dedicato all’Ambiente. In piena coerenza con l’approccio integrato One Health e con le direttive europee sulla tutela della biodiversità, il regolamento codifica le competenze dei biologi nell’analisi delle componenti biotiche e abiotiche degli ecosistemi, nella classificazione e tutela degli organismi e nella prevenzione e lotta biologica ai patogeni. Vengono inoltre disciplinate espressamente le attività relative alle valutazioni ambientali (VIA, VAS e Valutazione di Impatto Integrato Ambiente e Salute – VIIAS), alla progettazione di soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions) e agli interventi di biorisanamento e tutela del patrimonio ambientale e culturale.
Due meccanismi operativi
Dal punto di vista pratico, la riforma introduce due meccanismi operativi che riguardano rispettivamente i futuri laureati e gli attuali iscritti:
– Accesso alla professione e Laurea Abilitante: Per chi si affaccerà alla professione nei prossimi anni, il conseguimento delle lauree magistrali di riferimento diventerà direttamente abilitante all’iscrizione nel relativo settore dell’Albo, grazie all’integrazione nel percorso universitario di uno specifico Tirocinio Pratico-Valutativo (TPV) e di una prova pratica valutativa che precedono la discussione della tesi di laurea.
– Regime transitorio per gli attuali iscritti (120 giorni): Per tutti coloro che sono già iscritti alla Sezione A dell’Albo, il regolamento prevede la piena salvaguardia dei diritti acquisiti. A partire dalla data di entrata in vigore del provvedimento ciascun iscritto avrà 120 giorni di tempo per presentare domanda di iscrizione a uno o più settori dell’Albo, conservando integralmente le proprie prerogative lavorative.
In questa fase, pertanto, non occorre inviare alcuna comunicazione o istanza: non appena il testo definitivo del decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventerà operativo, il nostro Ordine provvederà a informare tempestivamente tutti gli iscritti fornendo le indicazioni dettagliate e la modulistica necessaria per effettuare l’opzione.
