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Chirurgia plastica ed estetica, discipline distinte con un’anima in comune

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MILANO (ITALPRESS) – Chirurgia plastica, dal verbo greco “plasso”: modellare, plasmare, dare forma; letteralmente la chirurgia plastica è la chirurgia che modella, ricostruisce e ridà forma al corpo umano. Il significato etimologico aiuta a comprendere la duplice anima della disciplina: da un lato la chirurgia plastica ricostruttiva plasma il corpo, per restituire ciò che è stato perduto a causa di malattie, traumi o malformazioni; dall’altro la chirurgia estetica interviene per migliorare l’armonia delle forme e il benessere generale dell’individuo. Due aspetti della stessa disciplina che spesso entrano in campo a sostegno di altre specialità.

“La chirurgia plastica è la disciplina che ci consente di riparare tutto quello che viene asportato o rimosso per motivi oncologici o rovinato da traumi e ferite postchirurgiche: in qualche modo è deputata alla riparazione della funzione e della morfologia”, ha detto Francesco Klinger, referente chirurgo plastico del dipartimento Materno-infantile presso il Policlinico di Milano, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Chirurgia plastica ed estetica, spiega Francesco Klinger, “si compenetrano l’una nell’altra: l’estetica è aspirare a una morfologia che ci soddisfi, la plastica ricostruttiva è aspirare al ripristino della morfologia e della funzione. In ambito oncologico si fanno grandissime demolizioni, che sono conseguenza dell’asportazione e della rimozione di tanti tumori: in realtà però nei grandi ospedali ci sono ricostruzioni dopo asportazioni oncologiche ancora più complesse. L’area pediatrica del Policlinico è piuttosto importante: il chirurgo plastico fa nei bambini le stesse operazioni che fa nei pazienti adulti e nei più piccoli deve fare attenzione soprattutto alle malformazioni congenite, collaborando con i chirurghi pediatri per ripristinare morfologie e funzioni. Non avere la chirurgia plastica in un grande ospedale significa rinunciare a tutta una serie di patologie: questa sarebbe una grande pecca, soprattutto per una grande realtà come Milano”.

Sarebbe inutile, prosegue, “fare grandi interventi di tipo ortopedico, cioè ripristinare l’integrità del nostro scheletro, se poi non siamo in grado di coprirlo o se i nostri tessuti sono troppo danneggiati per ricoprire ciò che l’ortopedico ha fatto: si pensi ad esempio ai grandi traumi maxillo-facciali del volto, in cui otorino e neurochirurgo sono costretti a mettere mano ma se manca la componente ricostruttiva dei tessuti molli si tratterebbe di un trattamento non completo. La nostra ‘scuola’ ci inculca il fatto di utilizzare tutto ciò che abbiamo a disposizione per ripristinare morfologie e funzioni: questo ci rende unici nella nostra capacità di collaborazioni multispecialistiche, come succede in un grande ospedale”.

Una delle evenienze più frequenti riguarda i morsi dei cani: questi, afferma Francesco Klinger, “sono in grado di provocare lesioni pericolose e che possono lasciare sequele cicatriziali e funzionali estremamente importanti; negli ospedali in cui esiste la possibilità di consultare un chirurgo plastico occorre un trattamento adeguato nei modi e nei tempi”.

La riflessione finale è dedicata al ruolo fondamentale del chirurgo plastico per la senologia: “Il percorso terapeutico delle pazienti molto spesso è complicato, ma viene affrontato in modo differente se siamo in grado di ripristinare la mammella. La ricostruzione è un elemento chiave nel percorso di cura del tumore: una buona predisposizione psicologica aiuta il percorso di cure della paziente e favorisce il reintegro più breve possibile a un percorso di vita sociale, lavorativo e familiare”.

– Foto tratta da Medicina Top –

(ITALPRESS).

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